L’anca

Artrosi dell’anca

coxartrosi consumo irreparabile dell’anca
Fig.01

La protesi d’anca è stata la prima articolazione che il dott. Giordano ha affrontato nella sua carriera iniziata nel 1995. Questo intervento rimane una delle operazioni di maggior successo in tutta la medicina con un notevole e rapido ritorno della funzionalità e risultati durevoli nei decenni. Per la sua efficacia stata denominata (insieme al by-pass coronarico) la chirurgia del secolo. Nell’ultimo decennio la sostituzione protesica dell’anca ha fatto passi da gigante, sia nella tecnica che nei materiali. Verranno discusse in questa sessione i diversi tipi di approccio come la posterolaterale e l’anteriore diretta, la loro mini-invasività e le protesi biarticolari e le protesi di rivestimento (resurfacing) dell’anca. In ogni caso, con qualsiasi tecnica e con qualsiasi protesi, rimangono validi i principi del fast track (recupero rapido) che il dr. Giordano applicherà. (vedi sezione “recupero rapido protesi di ginocchio e d’anca”)

CHE COSA È L’ARTROSI DELL’ANCA?
Viene chiamato anche coxartrosi ed è un consumo irreparabile dell’anca. (figura 1) Tipicamente si manifesta con un dolore principalmente nella regione dell’inguine che può irradiarsi verso la porzione esterna dell’anca e porzione interna del ginocchio. È caratterizzata anche da una riduzione del movimento dell’anca che si traduce per esempio nella difficoltà di toccarsi il piede con le mani.
Purtroppo l’artrosi dell’anca è una patologia evolutiva che tende a peggiorare nel tempo, compromettendo anche la capsula ed i tendini che tendono a retrarsi e rendendo sempre più difficoltoso il recupero dell’articolarità.

PERCHE’ UN ANCA DIVENTA ARTROSICA?
La causa principale può essere l’utilizzo eccessivo, in particolare in persone con condizioni predisponenti. I fattori predisponenti sono rappresentati dal peso eccessivo e da lavori/attività in piedi. Altre cause sono le gravi sofferenze osteocondrali (detta anche osteonecrosi dell’anca), gli esiti di frattura (anche minimi), le deviazioni dell’asse dell’arto e le malattie reumatologiche.

CHE COSA SERVE PER PORRE DIAGNOSI?
La patologia può essere agevolmente diagnosticata mediante esami radiografici completi dell’anca che evidenzieranno una riduzione dello spazio articolare e la produzione di osso in più (osteofiti) dovuti ad un continuo sfregamento. Raramente può essere necessario un esame TAC per valutare la condizione e la qualità dell’osso, oppure un esame Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) per valutare l’estensione di una sofferenza osteocondrale.

QUALI SONO LE TERAPIE? 
Nelle fasi iniziali il problema viene affrontato consigliando dapprima al paziente cicli di cinesiterapia per tonificare i muscoli intorno all’anca e per mantenere il più possibile il movimento. Se eccessivamente sovrappeso è consigliato eseguire un calo del peso mediante adeguata dieta ed esercizio fisico a basso impatto come nuoto e cyclette. Nelle fasi acute del dolore può essere utile una breve e temporanea assunzione di anti-infiammatori oppure anti-dolorifici. La fisioterapia con macchinari sono poco efficaci in quanto l’articolazione è troppo profonda. Nelle artriti infiammatorie il trattamento non può prescindere dal parere del medico reumatologo.

COME E QUANDO OPERARE?
La sostituzione articolare con protesi viene suggerita in caso di artrosi avanzata e debilitante. Al giorno d’oggi la tecnologia offre ottime soluzioni mediante le protesi, permettendo al chirurgo di fornire al paziente un movimento funzionalmente completo dell’anca in assenza di dolore. Tra le protesi ortopediche più studiate vi è la protesi di anca che garantisce dei risultati a lungo termine anche di trent’anni. È stata proprio quest’articolazione ad avere beneficiato degli sviluppi tecnologici mediante la messa a punto di superfici di ceramica e polietilene altamente reticolato oppure ceramica e ceramica. Il materiale metallico della protesi è invece in titanio, una lega che permette all’osso di ben integrarsi con esso a breve e lungo termine. Le protesi che utilizza sono sempre più piccole ed affidabili. Più raramente, ma con ottimi risultati anche a lungo termine, lo stelo deve essere cementato: questo fornisce migliori risultati in termini di stabilità dell’impianto in un tessuto osseo particolarmente fragile come quello osteoporotico.

IN CHE COSA CONSISTE L’INTERVENTO DI PROTESI D’ANCA? 
L’intervento protesi d’anca consiste in una via d’accesso anteriore diretto oppure postero-laterale, nella rimozione delle porzioni consumate dell’articolazione e nel posizionamento di una protesi in parte metallica, in parte di “plastica” ed in parte di ceramica. La via d’accesso scelta dal dott. Giordano dipende da diversi fattori quali grado di obesità, muscolatura e tipologia d’artrosi: ognuna ha i suoi vantaggi e svantaggi.

protesi-anca
Fig.02

La protesi consiste in un “gambo” che entra e si fissa nel femore. Il gambo è completato da una palla di ceramica (o più raramente di metallo). Questo complesso si articola con una coppa di metallo che accoglie la “plastica” di polietilene. (figura 2 In alcuni casi selezionati (vedi sezione “protesi d’anca di rivestimento”) è possibile impiantare una protesi che riveste solamente le superfici dell’articolazione restituendo un’articolazione normale ed adatta anche ad attività sportive anche agonistiche. È ideale in pazienti giovani, soprattutto di sesso maschile e che intendono effettuare attività sportive o lavorative intense con l’anca operata. Non è indicato in tutti i pazienti in quanto necessita di un osso molto solido (tipicamente presente in pazienti maschi e giovani), con un’ampia superficie e di un’anatomia che deve essere relativamente conservata e senza deformità o distruzione ossea.

IN CHE COSA CONSISTE IL POST-OPERATORIO? 
Al postoperatorio ho dedicato una sezione a parte nel recupero rapido (vedi sezione “recupero rapido protesi di ginocchio e d’anca”). Sostanzialmente consiste in un breve periodo di ricovero nell’ospedale dove viene eseguito l’intervento e successiva dimissione a casa oppure presso un centro di riabilitazione dove completerà il suo recupero. La deambulazione (significa camminare) avviene mediante l’utilizzo dei bastoni canadesi e servono a proteggere la guarigione ossea. L’utilizzo dei bastoni dura variabilmente 3-4 settimane.
Discorso a parte il quanto il paziente può camminare nel primo periodo: il recupero delle attività funzionali (camminare, andare in bagno, utilizzo scale) avviene quasi subito, mentre l’uso prolungato dell’anca non può avvenire prima di sei-dodici settimane.

QUANTO DURANO LE PROTESI D’ANCA?
Questa è tra le domande più frequenti che mi vengono poste durante la visita e rispondo in maniera scientifica: il 97% delle protesi d’anca impiantate 10 anni fa sono ancora funzionanti, l’87% delle protesi impiantate 20 anni fa sono ancora funzionanti. La tecnologia (in particolare nella composizione della ceramica e del polietilene) e la tecnica chirurgica (corretto posizionamento della protesi, accesso mininvasivi) hanno fatto passi da gigante negli ultimi due decenni e ha permesso una durata impensabile rispetto a venti anni fa. Questo è il motivo per cui non pongo particolari divieti ai pazienti giovani e una buona percentuale di pazienti che opero hanno un’età nettamente inferiore ai 60 anni: se un’anca artrosica interferisce con una normale vita quotidiana per la mancanza di movimento e per il dolore la domanda più importante non riguarda la durata della protesi ma quando il paziente tornerà ad una normale vita quotidiana o sportiva.

QUALI SONO I PROBLEMI CHE POSSONO INSORGERE? 
Nessun intervento chirurgico è esente da possibili rischi e complicanze. Anche la sostituzione protesica d’anca può comportare problemi, seppure rari. I rischi strettamente chirurgici sono: lussazione; infezione; flebite; trombo-embolico; sofferenza cutanea; lesioni vascolari e nervose; metallosi; rigidità; fratture intra-operatorie e post-operatorie. Sono inoltre possibili rischi generici come anestesiologici e cardiocircolatori.

Lezione Pre Operatoria, Dott. Matthew Giordano

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